Attenzione al pesce, alla verdura e agli insaccati, e non solo: nemmeno con il caffè, in gravidanza, si dovrebbe esagerare.

Sono solo alcune delle raccomandazioni sull’alimentazione ricevute da una donna quando scopre di essere incinta. Seguirle sin dal primo mese fino alla fine del terzo trimestre aiuta ad evitare di contrarre delle malattie pericolose per la gestazione e di assumere dosi eccessive di sostanze che potrebbero nuocere al bambino.

Fra queste è inclusa anche la caffeina. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe credere non è necessario evitarla completamente: mantenendosi entro certi limiti né la futura mamma né il bambino nel suo pancione correranno dei rischi.

I rischi del caffè in gravidanza 

La maggior parte delle persone può assumere senza problemi fino a 400 mg di caffeina al giorno. Superare la propria soglia di tolleranza può però portare a effetti collaterali ben noti, come irrequietezza, insonnia, mal di testa, aumento della frequenza cardiaca e ansia. In più la caffeina ha un effetto disidratante e può dare dipendenza.

Le preoccupazioni per la sua assunzione in gravidanza non derivano solo da questi disturbi, ma anche dal fatto che la paraxantina (molecola in cui la caffeina viene convertita una volta nell’organismo) riesce ad attraversare la placenta e a esercitare i suoi effetti anche sul bimbo. A ciò si aggiunge il fatto che durante la gravidanza il corpo femminile smaltisce più lentamente la caffeina. I buoni motivi per non esagerare, insomma, non sembrerebbero mancare.

In effetti un’assunzione eccessiva di caffeina è stata associata a effetti avversi sia per la salute della futura mamma sia per quella del suo bambino. Sembra ad esempio che in caso di diabete gestazionale comprometta la sensibilità all’insulina, e che quindi possa aumentare il rischio di aborto, basso peso alla nascita, morte in utero e morte improvvisa infantile. Consumi molto elevati sono stati associati anche alla comparsa di sintomi di astinenza nel bambino appena nato, e superare le 8 tazze al giorno può alterare la costrizione dei vasi sanguigni a livello di utero e placenta, far aumentare la frequenza cardiaca del bambino e portare alla comparsa di aritmie. Il piccolo potrebbe quindi non ricevere abbastanza ossigeno, e il suo sviluppo e la sua crescita potrebbero essere compromessi.

Come non correre rischi 

Le amanti del caffè non devono però disperarsi: fortunatamente questi rischi sono stati associati ad assunzioni di caffeina elevati. Per questo non esiste l’obbligo del decaffeinato in gravidanza. Basta non esagerare con le quantità: bere fino a 3 tazzine di caffè al giorno anche nel primo mese di gravidanza non sembra avere effetti né sul peso del bambino, né sulla probabilità che possa nascere precocemente.

Attualmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 300 mg di caffeina al giorno proprio per ridurre il rischio di aborto e di basso peso alla nascita. Dal punto di vista pratico ciò significa limitare non solo il consumo di caffè ma anche delle altre fonti di caffeina, come le bevande tipo cola, il tè, gli emerge drink e il cioccolato. Il loro contenuto può variare molto; una tazzina di espresso o di caffè preparato con la moka può apportarne 40-80 mg, mentre in una tazza di caffè americano possono essercene anche 200 mg. Una tazza di tè può invece apportarne 14-60 mg, una lattina di cola può contenerne 35-45 mg e un energy drink anche 100 mg. Infine, una barretta di cioccolato può apportare anche 25 mg di caffeina. Tenere conto di queste dosi permette di evitare i possibili rischi associati al consumo di questa sostanza.

Silvia Soligon – Biologa nutrizionista e giornalista medico-scientifica