Della sindrome della morte improvvisa infantile (l’acronimo è SIDS, dall’inglese “Sudden Infant Death Syndrome”), conosciuta anche come morte in culla (“Crib death”) o morte improvvisa del lattante, non si conosce ancora una causa certa e non sono attualmente disponibili metodi che riducano completamente il rischio di SIDS, ma sono invece conosciuti alcuni comportamenti di prevenzione che i genitori possono mettere in atto e che negli anni hanno dimostrato la loro efficacia.La SIDS è un fenomeno che consiste nel decesso improvviso di un lattante nel primo anno di vita, nato sano e la cui morte resta inspiegata anche dopo indagini approfondite. A tutt’oggi non esistono dati nazionali precisi sull’incidenza del fenomeno; in Italia è stimabile attorno allo 0,5‰ dei nati vivi, ovvero 250 nuovi casi SIDS/anno. Il picco è tra i 2 e 4 mesi di età (90% dei casi), soprattutto nel periodo invernale; più rara dopo i 6 mesi, eccezionale nel primo mese.

L’allattamento entra tra le indicazioni di comportamento, rivolte a mamma e papà.

Gli studi sull’argomento sono davvero tanti, ma riassumendo basterebbe dire che “I neonati allattati al seno per un determinato periodo hanno circa il 60% in meno di probabilità di morire per Sids. Se però l’allattamento dura almeno 2 mesi, i neonati vedono scendere il rischio al 62%. Infine, per coloro che sono stati allattati esclusivamente al seno per un tempo simile, o maggiore, il rischio scende fino al 73%.”-  dottor Fern Hauck. (La ricerca proviene dagli Stati Uniti ed è stata pubblicata sulla rivista Pediatrics. Le autrici sono i professori Fern Hauck e Rachel Moon dell’Università della Virginia. Per la ricerca condotta sono stati analizzati ben otto studi internazionali, controllati 7000 neonati e quasi 2000 casi di SIDS.)

Questi studi indicano che l’allattamento è fortemente protettivo contro la SIDS.
Il latte materno è una sostanza viva che cambia in continuazione sia durante la poppata che nell’arco del tempo seguendo il fabbisogno del bambino nel corso del suo sviluppo. Allattare vuol dire proteggere il bambino dagli ambienti patogeni fin dai primi giorni di vita, anche dalle infezioni più gravi, grazie agli anticorpi che passano attraverso il latte. Un latte che protegge da tutto? No di certo, ma gli studi ci dicono che riduce il rischio di molte malattie come otiti, malattie del tratto respiratorio superiore ed inferiore, allergie, asma, obesità e problemi intestinali, raffreddori, infezioni vari dovuti a diversi virus e batteri (compreso stafilococchi, streptococchi salmonella), molti tumori infantili, meningiti, polmonite, infezione del tratto urinario, malattie cardiovascolari nonché protezione contro il morbo di Crohn, colite ulcerosa, diabete del tipo insulina dipendente.
Favorisce il corretto sviluppo fisiologico della cavità orale e delle alte vie aeree rinforzando anche i muscoli masticatori. Durante l’allattamento, per comprimere il seno il neonato deve operare con le mascelle in modo naturalmente fisiologico. Quest’azione, unitamente ai movimenti della deglutizione, aiuta lo sviluppo della muscolatura intorno alla bocca e alle mascelle fin su alle alte vie aeree. Sapendo che i neonati sono respiratori nasali obbligati, questo corretto sviluppo di tutta la cavità orale è fondamentale.
Il latte materno rafforza lo sviluppo del sistema nervoso centrale, fornendo nutrienti vitali per il processo di formazione della mielina. Un cervello più sano può fornire ai bambini un miglior controllo della respirazione durante il sonno.
Tra le ipotesi che cercano di spiegare le cause di questa diminuzione del rischio c’è anche quella secondo cui il sonno del bambino nutrito al seno è più leggero, per cui il piccolo si risveglia più spesso e più facilmente, senza cadere in un sonno profondo, che è lo stato in cui si verifica la SIDS. Favorisce un maggior numero di arousal (microrisvegli) proprio grazie alla composizione del latte che è ricco di zuccheri semplici (facilmente digeribili) e molto meno di proteine e grassi che porterebbero il neonato ad un senso di sazietà maggiore, quindi ad un minor numero di risvegli. Il neonato allattato dormirà meno profondamente e sarà più portato a svegliarsi frequentemente per alimentarsi. Carlos Gonzales, pediatra spagnolo, conferma che “la selezione naturale è ciò che ci permette di affermare che ogni animale si prende cura dei suoi piccoli nella migliore maniera possibile”. La nostra specie si è evoluta in questo modo, con un’alta richiesta ed un alto contatto; se fossimo come i mammiferi predatori, la nostra composizione del latte si sarebbe modificata nei decenni fornendoci un latte più proteico e grasso per permetterci di stare più ore lontane dai nostri cuccioli. Così non è stato. Non è il posto giusto per parlare di antropologia, ma di fatto i nostri figli sono geneticamente programmati per svegliarsi periodicamente. Le nostre ideologie sono cambiate dai nostri antenati di 100.000 anni fa, ma i nostri geni no, i neonati sono esattamente uguali ad allora. Questo ovviamente non significa che i bambini che dormono tutta notte abbiano qualcosa che non va, ma neppure il contrario. E se siamo stanchissime di notte, e spesso lo siamo, proviamo a pensare allora a quanto è prezioso il suo risveglio.
Questa situazione dei risvegli frequenti permette oltretutto una buona riuscita dell’allattamento: più assidue saranno le poppate e maggiore sarà lo sviluppo dei recettori della prolattina.
Per inciso, l’allattamento deve essere considerato insieme agli altri fattori di protezione! Se la mamma allatta, ma per esempio fuma e fa dormire il bambino a pancia in giù le percentuali sopracitate diminuiscono drasticamente.
Le considerazioni da fare in caso di un allattamento non riuscito sono davvero tante e non si può certo generalizzare, ma da valutare una ad una. Ogni mamma ha la sua storia ed ognuna di noi fa del proprio meglio. E’ importante però che ci sia conoscenza, perché l’allattamento come avrete capito non è “solo” nutrizione, ma ha al suo interno una serie di componenti non nutritive preziose per la vita del neonato.
Dopo la conoscenza, nascerà in voi la consapevolezza e la possibilità di poter scegliere liberamente.

Doula: Nadia Barbi (istruttrice blsd)