Allattare al seno fa bene sia al bambino sia alla sua mamma, eppure può capitare che si trasformi in un’impresa ai limiti dell’impossibile.Fortunatamente la sensibilità sull’argomento sembra aumentare e iniziative come quella dei cosiddetti “baby pit stop” vengono incontro alle difficoltà delle mamme in cerca di un luogo tranquillo per prendersi cura del proprio cucciolo.Infatti i baby pit stop non sono altro che spazi adeguatamente attrezzati con quel poco che basta a una mamma per allattare al seno il suo bambino e, se necessario, cambiargli il pannolino. Il loro nome deriva proprio da questa doppia funzione: così come durante i pit stop della Formula1 ci si occupa di rifornire le automobili di carburante e di effettuare il cambio delle gomme, in un baby pit stop si rifornisce il bimbo del carburante di cui ha bisogno (il latte) e gli si cambia il pannolino.

Da dove nasce l’esigenza?

Il bisogno di spazi di questo tipo nasce dal fatto che un bimbo allattato al seno non mangia a orari predefiniti e che per questo una mamma può trovarsi con l’esigenza di dover allattare il suo piccolo mentre è lontano da casa. Purtroppo, però, non è sempre facile trovare uno spazio per farlo.

A volte, per esempio, non è possibile accomodarsi sulla prima panchina a disposizione: il clima potrebbe non essere adatto! Per di più mamma e bambino potrebbero aver bisogno di maggiore intimità, tanto più che ancora oggi c’è chi considera sconveniente che una donna si metta ad allattare il suo bambino in pubblico.

Sulle opinioni di questo tipo si potrebbe aprire un capitolo a parte. Fatto sta che la loro esistenza può rendere difficile a una mamma dare da mangiare al suo bambino anche quando si trova in un ambiente chiuso, come un locale pubblico. Peraltro non è da escludere che nel momento in cui dovesse accomodarsi in un bar per allattare potrebbe sentirsi chiedere di dover comunque fare almeno una consumazione (o sentirsi obbligata a farlo) – un po’ come quando si entra in un locale di questo tipo alla ricerca urgente di un bagno.

Gli scogli all’allattamento fuori casa, insomma, non mancano. Per questo La Leche League – onlus che lavora a sostegno delle donne che, in tutto il mondo, vogliono allattare – ha deciso di lanciare per prima l’iniziativa dei baby pit stop, nata nel 2004 a Fano (PU) e oggi ripresa da numerose altre associazioni e organismi di rilievo come l’Unicef.

Le regole del baby pit stop

Tutto ciò che serve per mettere a disposizione delle mamme un baby pit stop così come pensato da La Leche League è una sedia e, se possibile, uno spazio per cambiare il pannolino. I negozianti aderenti all’iniziativa non chiedono nulla in cambio, e garantiscono gentilezza e discrezione.

Nei baby pit stop de La Leche League si trovano inoltre un “libro degli ospiti” in cui lasciare commenti, una descrizione dell’iniziativa e, se l’ambiente lo consente, materiale sull’allattamento. Inoltre in questi spazi è obbligatorio rispettare il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno e le successive risoluzioni dell’Assemblea Mondiale della Sanità (Ams), che vieta la pubblicità e l’esposizione a scopo promozionale di materiale come biberon e latti formulati, in modo da proteggere le mamme da operazioni di marketing aggressivo e nell’ottica di promuovere un gesto che apporta diversi benefici alla salute di mamma e bambino.

Tutto ciò non significa che le mamme che allattano il loro bimbo con il biberon non siano le benvenute: l’Unicef specifica che possono usufruire dei suoi baby pit stop come quelle che allattano al seno. E non significa nemmeno che in tutti i baby pit stop si possa trovare materiale informativo su La Leche League: come detto, iniziative analoghe sono state avviate anche da altre associazioni ed enti. I requisiti di base restano però sempre gli stessi: un posto comodo per sedersi ad allattare e uno spazio per il cambio del pannolino.

Come identificare i baby pit stop

Per sapere quali sono i negozi e i locali in cui è possibile effettuare un baby pit stop è sufficiente una veloce ricerca sul web. Oggi, infatti, esistono progetti come Baby Pit Stoppers – una vera e propria “community di genitori a spasso con bebè” – che si occupano proprio di mappare i baby pit stop sul territorio nazionale.

Silvia Soligon – Biologa nutrizionista e giornalista medico-scientifica