Il bimbo piange, tira le gambette ed è letteralmente inconsolabile: sono le coliche del neonato, un problema che può colpire dal 5 al 30% dei bambini. Il loro nome porta inevitabilmente a pensare che si tratti di un disturbo che riguarda l’intestino, mentre l’aria nella pancia può non c’entrare nulla. O, a volte, l’aria può finire nella pancia proprio perché il bimbo piange disperato. Ma allora cosa sono?

Cause tutte da scoprire

Partiamo dal significato del termine “coliche”, che quando si tratta di neonati è del tutto diverso rispetto a quello assunto nel caso degli adulti. Infatti nei bambini piccoli “colica” non è sinonimo di dolore intestinale, ma di pianto eccessivo.

In generale, tutti i bambini tendono a piangere di più intorno alle 5-6 settimane di vita; la frequenza del pianto tende poi a diminuire attorno ai 3-4 mesi. Anche la comparsa delle coliche segue queste tempistiche, ma con una modalità amplificata. I piccoli, infatti, possono arrivare a piangere anche per più di 3 ore al giorno.

È proprio questo uno dei parametri da tenere in considerazione per capire come riconoscerle. Infatti secondo i criteri utilizzati più spesso per la diagnosi è possibile parlare di coliche quando il neonato piange almeno 3 ore al giorno, almeno 3 giorni alla settimana e per almeno 3 settimane.

Perché lo faccia resta però un mistero. Le prove di un coinvolgimento dell’intestino non sono convincenti; è vero, l’uso del sondino rettale fa eliminare un po’ di aria, ma quale bambino non ne ha un po’ nel pancino? Per di più, come accennato, potrebbe esserci entrata proprio durante il pianto disperato. E non mancano nemmeno indizi che puntano verso cause totalmente diverse, come una predisposizione ereditaria all’emicrania. Ciò che sembra fuori dubbio è che le coliche siano il sintomo di un qualche stress con cui il piccolo ha a che fare.

Il ruolo dell’alimentazione

È la tempistica stessa delle coliche a far nascere dei dubbi sul legame tra coliche e problemi di alimentazione. Infatti i neonati mangiano spesso durante l’intera giornata, mentre gli attacchi di pianto dei piccoli che hanno le coliche si presentano puntuali solo nel tardo pomeriggio o in orario serale.

Ci sono però dei casi in cui potrebbe entrare in gioco l’alimentazione, come quello dei bambini allergici alle proteine del latte vaccino che non vengono allattati al seno ma con latte artificiale. In genere i sintomi di questa allergia compaiono in bambini più grandi (in media a 13 settimane di vita) ma non mancano le forme a insorgenza precoce. In queste situazioni è utile passare a un latte artificiale adatto anche in caso di allergia al latte vaccino ed evitare quelli a base di soia; questi bimbi potrebbero infatti sviluppare anche una reazione avversa alle proteine della soia.

Non sembrano invece esserci prove del fatto che le coliche del neonato siano associate a un’intolleranza al lattosio, e per il momento rimangono dei dubbi anche sull’utilità dei probiotici, i batteri alleati della salute intestinale. In alcuni studi sono stati ottenuti dei risultati promettenti, ma la loro efficacia deve essere ancora confermata definitivamente.

Infine, molte volte si cerca di alleviare il pianto dei bambini con la classica tisana al finocchio. Tuttavia, l’uso di questo rimedio prima dei 4 anni di vita è sconsigliato a causa dei rischi associati a uno dei suoi principi attivi, l’estragolo.

Oltre il cibo

Sembra insomma che in molti casi valga la pena di cercare una soluzione al di là dell’alimentazione, tentando di tranquillizzare il bambino senza lasciarsi prendere né dal panico né dallo sconforto, né, tantomeno, dall’insofferenza.

Un rimedio particolarmente efficace sembra essere il semplice contatto. A suggerirne l’efficacia è anche l’apparente minore incidenza delle coliche nei neonati che vengono portati in fascia. Largo, quindi, a passeggiate petto contro petto e massaggi dolci. Il piccolo potrebbe calmarsi anche parlandogli in modo affettuoso; meglio, insomma, creare un ambiente tranquillo, al riparo da stimolazioni tattili, visive e uditive eccessive.

La validità di un approccio di questo tipo è suggerita anche dall’esperienza di quei genitori che corrono all’ospedale con il loro piccolo in preda alle coliche: cullato dal viaggio in auto, il bimbo può addormentarsi e arrivare al pronto soccorso senza più alcun sintomo. Vietato, invece, scuotere i bambini: è molto pericoloso e deve sempre essere evitato.

Silvia Soligon – Biologa nutrizionista e giornalista medico-scientifica