Cos’è il baby food? La normativa in Italia

Baby-food

È arrivato il momento dello svezzamento, e con lui è arrivato anche il momento di confrontarsi con il mondo del baby food. Ma di cosa si tratta esattamente?

La prima cosa da sapere è che non tutti i prodotti che riportano sulla confezione immagini di bambini, orsetti o altri elementi che ricordano i piccoli di casa sono vero e proprio baby food. Nemmeno la presenza di scritte come “ricco di proteine ad alto valore biologico”o “senza sale” ci assicurano che quello che stiamo acquistando lo sia. Le garanzie che dobbiamo cercare (e pretendere) sono altre, e a stabilirle è una normativa precisa.

Cos’è il baby food

In realtà il cosiddetto baby food include due tipologie di prodotti: gli alimenti a base di cereali e gli alimenti per la prima infanzia, escluse le bevande a base di latte e i cosiddetti “latti di crescita”. In generale, si tratta di prodotti che servono a integrare l’alimentazione dei bambini durante lo svezzamento e nella prima infanzia o per abituare gradualmente i piccoli a un’alimentazione varia ed equilibrata.

Più in particolare, il Regolamento (UE) 609/2013 spiega che gli alimenti a base di cereali possono essere “cereali semplici ricostituiti o da ricostituire con latte o con altro liquido nutritivo appropriato”, “cereali con l’aggiunta di un alimento ricco di proteine, ricostituiti o da ricostituire con acqua o con altri liquidi non contenenti proteine”, “pastina da utilizzarsi dopo cottura in acqua bollente o in altri liquidi adatti” oppure “biscotti e fette biscottate da utilizzarsi tali e quali o dopo essere stati sbriciolati e uniti ad acqua, latte o altri liquidi adatti”. Tutto il resto del baby food ricade invece nella categoria degli alimenti per la prima infanzia.

Il baby food in Italia: la normativa vigente

A stabilire le caratteristiche del baby food è la direttiva 2006/125/CE, secondo cui “gli alimenti a base di cereali e gli altri alimenti destinati ai lattanti e ai bambini non devono contenere alcuna sostanza in quantità tale da poter nuocere alla salute dei lattanti o dei bambini”.

Le regole stabilite da questa direttiva assicurano che oltre a rispondere alle caratteristiche stabilite da altre normative europee in termini di igiene, uso di additivi alimentari, presenza di contaminanti e uso di materiali che verranno in contatto con il cibo il baby food abbia una precisa composizione in termini di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali; laddove necessario, vengono anche specificate le quantità minime e massime di nutrienti che devono essere presenti negli alimenti proposti per lo svezzamento. Inoltre garantiscono la sicurezza del baby food, imponendo limiti molto bassi per la presenza di residui di pesticidi (che in pratica vengono considerati non rilevabili) e proibendo l’utilizzo nel processo produttivo di antiparassitari particolarmente tossici.

Per quanto riguarda l’etichetta, sulle confezioni del baby food deve essere indicata l’età a partire dalla quale può essere utilizzato (che comunque non può mai essere inferiore ai 4 mesi), la presenza o assenza di glutine per i prodotti indicati da prima dei 6 mesi, il valore energetico, la dose di delle vitamine e dei minerali per cui è fissato un limite specifico e di proteine, carboidrati e lipidi per 100 g o 100 ml (e, se è il caso, per quantità specificata del prodotto pronto per il consumo) e, se necessarie, le istruzioni per un’appropriata preparazione, insieme all’indicazione di quanto sia importante seguirle. Altre indicazioni sono invece facoltative.

L’importanza di un’alimentazione varia

Scegliere per il nostro bambino un’alimentazione a base di baby food ci aiuta quindi a proteggere la sua salute dal punto di vista nutrizionale e a non fargli assumere sostanze potenzialmente tossiche. Tuttavia, non deve farci sentire autorizzati a non seguire quella che è una delle regole principali di un’alimentazione sana ed equilibrata: mangiare in modo variato.Questo principio è valido sin dalla prima infanzia, e le mamme che allattano al seno devono applicarlo anche alla loro alimentazione, ricordando che quello che finisce nel loro latte dipende da quello che mettono nel loro piatto.

Silvia Soligon – Biologa nutrizionista e giornalista medico-scientifica